ARCHITECTURE TABLE

IL TAVOLO DELL’ARCHITETTURA . FONDAZIONE CAPPOCHIN . CORTINA D’AMPEZZO

Progetto . Realizzazione . Anno 2015 

Stefano Nasini

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La Fondazione Cappochin, nell’ambito della 7a Biennale Internazionale di Architettura, ha promosso un concorso per la realizzazione di cinque Tavoli dell’Architettura da utilizzare come supporto per le opere partecipanti al Premio. Tre le condizioni dettate dall’ente per la progettazione del tavolo: la location dell’evento, Cortina d’Ampezzo; i materiali da impiegare, la pietra di Vicenza e il legno; la dimensione del piano espositore, quattro metri per due metri.

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Il progetto architettonico del tavolo è fortemente legato all’identità del luogo. La forma, definita dal profilo in negativo delle cime dolomitiche, e la materia, con l’impiego calibrato di pietra e legno, danno origine a un oggetto che richiama l’idea stessa di montagna.

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Il tavolo è formalmente diviso in due parti, con diversa funzione e materia: il piano espositore e la sua struttura portante. Il piano in pietra di Vicenza è l’elemento chiave del progetto: caratterizza l’opera grazie alla forte matericità ed esalta i lavori esposti grazie alla sua colorazione naturale.

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Esso è composto da tre lastre a pasta gialla, con spessore di sessanta millimetri, chiamate “bore”, per la particolarità della loro lavorazione. Essendo state utilizzate come supporto per la lavorazione di altri blocchi, le “tre bore” presentano sulla superficie una serie di tagli che hanno inciso la pietra in maniera del tutto casuale; il risultato è un elemento unitario nel suo insieme, ma unico in ogni singolo segno. La finitura grezza del piano permette al tatto di cogliere a pieno la consistenza del materiale, come fosse una parete rocciosa. La pietra di Vicenza, attraverso questa particolare lavorazione, si trasforma così in un segno distintivo che valorizza sia il tavolo sia le opere esposte sopra di esso.

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La struttura portante è composta da sedici piani in legno massello dello spessore di quaranta millimetri ciascuno, ognuno con una sagoma differente l’una dall’altra. Con questa sovrapposizione il piano espositivo raggiunge un’altezza di circa settanta centimetri, ottimale per la visione delle tavole esposte. Il profilo bidimensionale della cresta dolomitica è stato l’elemento di partenza per sagomare tridimensionalmente il basamento. Il risultato finale è un oggetto architettonico mutevole che si trasforma e si rende unico in base al nostro punto di vista e alla luce che lo colpisce.

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